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venerdì 31 marzo 2017

LA TESTIMONIANZA DI CLAUDIA - Un CUORE PURO: essere pienamente se stessi…liberi e felici nella Verità

«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato»
(Ger 1,5).
Così mi ha parlato Dio in un momento di ‘crisi’ personale e affettiva. Avevo voluto ‘fare di testa mia’: volevo avere io il controllo della mia vita, scegliere dove e come cercare la felicita’, decidere divertimenti, affetti, amici e fidanzati. Non volevo piu’ fidarmi di Dio e affidarmi a Lui. Il mio “io” al centro e al posto di Dio. Nonostante il Padre Papino non mi avesse mai abbandonata e avesse disseminato il mio cammino di piccoli ‘profeti’ e apostoli del Suo Amore che mi richiamavano alle Sue Vie, la mia libertà interiore scalpitava per imporre dentro di me tutte le presunzioni e l’orgoglio del mio ‘ego’.
Sono nata e cresciuta in una famiglia cristiana cattolica praticante, che ha sempre cercato di avvicinarmi ai valori della fede e alla Chiesa. Sono una gemella monozigote, ovvero sono stata concepita contemporaneamente a mia sorella Cristina, seconde figlie arrivate dopo quattro anni e mezzo dalla prima figlia. Mi piace pensare a me e a mia sorella come a un segno di Grazia e benedizione per i miei genitori. I medici erano stati chiari e drastici con mia mamma, che aveva avuto una complicanza dopo il parto gemellare, l’eclampsia in seguito a gestosi: uno stato che l’aveva costretta a stare lontana da noi proprio nei nostri primi 11 giorni di vita, sotto osservazione medica: “Avere altri figli in queste condizioni di salute sarebbe troppo sconsiderato e rischioso per la sua vita!”. Lei…Noi gemelle…eravamo state – a detta dei medici stessi – miracolate!  I danni da eclampsia sarebbero potuti essere gravissimi e irreversibili! E invece non ci furono conseguenze. Un miracolo! Cosi’ essi nella loro razionalità, costretti dalla paura ma soprattutto da un forte senso di responsabilità erano stati attenti nel ‘decidere’ quanti figli avere e…avevano deciso di non avere più di due figli (….e invece siamo in tre!!!).
La Parola di Geremia è risuonata in un periodo in cui non mi stimavo più come persona! Avevo superato abbondantemente l’adolescenza ma mi ero procurata cosi’ tante ferite che non ero capace di perdonarmi e perdonare. Avevo il cuore chiuso. E invece Dio mi voleva far capire in tutti i modi che Gli appartenevo da sempre!
Da sempre ho cercato Dio nella mia vita e….devo dire che… Dio ‘parla’ alla mia vita da sempre!
Sono ‘cresciuta’ spiritualmente nella parrocchia San Pio X di Taranto, la chiesa “di origine” del mio papà, vicino quella che è diventata poi casa dei miei genitori. Ho frequentato prima il catechismo e poi l’Azione Cattolica…con grande entusiasmo. All’età di 17 anni sono diventata catechista, dopo aver fatto formazione/scuola di base con alcune Missionarie della Parola di Dio (consacrate laiche di un istituto secolare aderente alla Spiritualità minima di San Francesco da Paola, in cui mia mamma si era formata da giovane,  chiamata – poco prima di conoscere il mio papà – a iniziare un’esperienza come laica consacrata, assieme a un gruppetto di amiche catechiste – lei era ed è anche organista in parrocchia – nel medesimo istituto secolare diocesano su citato. Poi scelse il matrimonio e la famiglia!). Nel ‘fare catechismo’ ai fanciulli si è delineata per la prima volta la mia chiamata all’apostolato, ad annunciare agli altri, ai piccoli nella fede e nell’età, le Meraviglie di Dio. Dopo tre anni da catechista tuttavia decisi poi di lasciare per gli impegni di studio e di lavoro che nel frattempo avevo intrapreso con profitto e passione. Chiesi a Dio di indicarmi un’altra strada, meno impegnativa ma pur sempre a servizio della Chiesa. Sono entrata così nell’Ufficio missionario diocesano, come collaboratrice nell’animazione e nella stampa: nel frattempo,infatti, ho cominciato anche a coltivare la mia passione giornalistica come collaboratrice di Radio Cittadella e poi di ‘Nuovo Dialogo’, grazie al quale ho conseguito infine il tesserino da pubblicista.
Non sono mancati in questi primi anni giovanili i campi scuola vocazionali: i primi, con l’istituto secolare delle MpD (lo stesso che aveva segnato la giovinezza di mia mamma!). Durante uno di questi ritiri, una Parola di Dio risuonò alle mie orecchie costantemente: ‘Ti farò mia sposa per sempre’ (Osea).
Il 2009 è stato un anno “particolare”: a settembre decido di partire come volontaria della Caritas diocesana tra i terremotati dell’Aquila, reduci dal dramma del 6 aprile. In quella settimana di “servizio” agli ultimi ho sperimentato la Parola di Dio che dice “da questo riconosceranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni gli altri”. Nello stesso anno partecipo a un campo di discernimento vocazionale con le suore salesiane Fma, a Sant’Agnello di Sorrento. Ero piu’ grande e consapevole. Ero fidanzata ma non volevo sposarmi. Lo slogan era: ‘Perchè la vostra gioia sia piena’. Da allora il versetto di Giovanni è stato per me una folgorazione, non mi ha più lasciata.
Queste due Parole di Dio appena citate, Vangelo di Giovanni e il Profeta Osea, le ho ritrovate misteriosamente nella mia vita in tanti momenti impensabili, durante incontri di preghiera, in un momento “personale” con Dio alla Gmg di Madrid 2011, dopo alcune Confessioni ‘speciali’, ecc. ecc. Inoltre stringevo spesso amicizia con ragazze che vivevano i miei stessi dubbi vocazionali, le stesse paure e si ponevano la questione della chiamata alla vita consacrata o della scelta cristiana del proprio stato di vita. Volevo fare discernimento. E scegliere “bene”, con gioia e senza paura, non “per ripiego”. Chiedevo consiglio sulla mia vocazione a diversi consacrati, sacerdoti e religiose, a cui aprivo il mio cuore e raccontavo la mia storia e la mia interiorita’, la mia irrequietezza, senza remore e difese. E tutti mi accompagnavano con delicatezza, avendo pero’ come denominatore comune la risposta per cui dovevo essere io a scoprire la mia chiamata, con Dio, in un rapporto intimo e speciale con Lui….. e non perché “me lo dicevano le suore”. Tante erano le Dio-incidenze che mi facevano sentire in ogni caso Amata da Lui, dal Cielo! DIO stava preparando la strada….!
A queste esperienze spirituali molto belle e forti si aggiungeva tuttavia una vita affettiva non proprio sana….e spesso travagliata.  Sono stata fidanzata diverse volte e per lungo tempo ma sono stati sempre rapporti non puri e piuttosto tormentati…. e tutti i miei desideri sani e santi venivano puntualmente soffocati. Sentivo un vuoto costante nella mia vita affettiva e cercavo di riempirlo ricercando sempre nuove amicizie e nuovi spasimanti, non trascurando mai la fisicità anche impura nei rapporti con gli altri. Cercavo sempre i consensi e le approvazioni degli amici! Da gemella forse cercavo sempre il mio ‘doppio’ (mia sorella si è sposata molto prima di me andando a vivere fuori dalla nostra città e cambiando confessione religiosa per seguire il marito e formare famiglia – da cattolica a cristiana evangelica: scelte drastiche precedute da non pochi travagli..nel giro di poco tempo). O forse..c’era semplicemente un ‘di più’ che voleva manifestarsi alla Mia vita da sempre ma per paura o per ignoranza o per orgoglio..non aprivo “quella” porta. Cosi’ ho spesso cercato di placare la mia sete di felicità autentica nei paradisi artificiali ovvero nelle felicità false e apparenti proposte dal mondo (pub, locali mondani, feste, discoteche, musica assordante, orari notturni, amicizie di tutti i tipi, sesso fuori dal matrimonio).
All’età di 17 anni, il primo fidanzatino. Era un ragazzo della parrocchia. Pensavo nella mia ingenuità che fosse l’uomo della mia vita, destinato per me da sempre. Già allora non accettavo l’idea di un eventuale fallimento nella mia vita! Con lui decisi di restare vergine. Ero stata al funerale di Betty, una ragazza di soli 20 anni, all’epoca fidanzata con mio marito Francesco, deceduta in seguito a un terribile incidente stradale mentre tornava da un camposcuola salesiano su un pullmino assieme ad altri amici e allo stesso mio marito.  Ascoltando l’omelia del prete alla messa di saluto gremita di giovani, le sue parole che ne decantavano la purezza e la verginità …che si evinceva dal suo ‘sorriso’, mi ero subito decisa: voglio essere anche io così, voglio vivere anche io così il mio fidanzamento! Lo comunicai a quel primo fidanzatino, che era un ragazzo buono come il pane… e piuttosto volenteroso di “assecondarmi”. Ma poi qualche atto impuro, la curiosita’ di scoprirsi bruciando tutte le tappe, comincio’ a inquinare il rapporto. Altre storielle di affettivita’ e fisicità adolescenziale seguirono alla prima delusione d’amore (lui mi lasciò per motivi non chiarissimi: aveva dubbi e tante paure….voleva cercare la sua strada, non sapeva se mi amava. Io stessa avevo infine dubbi se fossi chiamata o meno ad essere tutta di Dio)….e quel desiderio di purezza fu di nuovo subito soffocato. All’età di 19 anni è arrivato il cosiddetto “grande amore”. Un ragazzo ‘del mondo’, di strada, proveniente da un quartiere piuttosto disagiato e povero della città, ma con un cuore grande, capace di amare senza riserve. Tuttavia aveva già vissuto l’esperienza ‘matrimoniale’, perciò non si faceva troppi scrupoli a cercare ‘contatto fisico’ che andasse oltre i gesti di tenerezza iniziali. Cedetti quasi subito. Erano gli anni delle comitive, delle discoteche, dei divertimenti sfrenati, delle uscite fino all’alba. Le amicizie erano perlopiù mondane: non avevo testimonianze attorno di ‘verginità’ custodita. E persi cosi’ questo dono. Per sette anni sono stata legata a lui…ma il nostro rapporto, come una pianticella a cui si tira subito via il gambo, si era inquinato: la sessualità era diventata compulsiva, io non sapevo più nemmeno se fossi davvero innamorata, cosa volesse dire amare…e nel tempo si aggiunse un’altra macchia: non mi creavo problemi ad accettare le attenzioni anche di altri giovani o uomini, anche sposati! Avevo imparato a sedurre, ad apparire! E a ferire. Li facevo innamorare e poi..puf…sparivo. Troncavo tutto. Tornavo nel rifugio sicuro della mia relazione ufficiale e duratura, tra le braccia di un uomo che sapeva amarmi come volevo io. Vivevo nella menzogna, ero doppia e incapace di amare.
Nel frattempo studiavo con grande profitto e mi lanciavo pure nel volontariato, perchè la voce di Dio che mi spingeva all’Amore vero, al di più, in fondo bussava sempre al mio cuore indurito e corrotto dalla vanità del mondo. Quel fidanzato innamorato e buono col desiderio di sposarmi tuttavia diventava sempre più geloso e possessivo. Anche perche’ un po’ per intuito un po’ perche’ glielo svelavo io presa dai sensi di colpa, veniva a sapere tutto quello che combinavo e cio’ che si agitava nel mio cuore. Nonostante tutto questo, cercavo sempre di ‘trascinarlo’ nelle ‘cose di Chiesa’ e lui, nonostante non fosse mai stato ‘catechizzato’ (non aveva ricevuto i sacramenti prima di conoscermi! La famiglia era lontana da cammini di fede! Fece prima comunione e cresima nei primi mesi che eravamo insieme) ha sempre mostrato una certa sensibilità spirituale, un cuore buono e aperto. Eppure…io non ero felice. A un certo punto, lui ha cominciato a non approvare più il mio modo di fare chiesa, di fare volontariato…a ‘pressarmi’ anche sulle cose di Dio. Ho iniziato a pregare Dio di farmi capire la mia strada, di farmi luce sulla scelta tra i vari cammini nell’apostolato che avevo già sperimentato, di donarci un cammino di fede comune. Un’amica ci invitò alle catechesi del cammino neocatecumenale. Contro ogni aspettativa, quel ‘mio’ ragazzo apprezzò molto le catechesi…Dio stava iniziando a parlare al suo cuore…. e così siamo entrati in cammino. Dopo pochi mesi di cammino insieme, abbiamo fissato una data di nozze, abbiamo scelto di viverci l’attesa nella castità prematrimoniale, che ho custodito per Grazia di Dio per circa un anno. La castita’ è una grazia: umanamente e’ impossibile. Siamo stati insieme a Lourdes ma, nonostante la bellezza di quel viaggio, avvertivo ancora in me un malessere strano…desideravo tornarci da sola…sentivo come una non profonda convinzione di un eventuale matrimonio con lui. Dopo poco piu’ di un anno di cammino neocatecumenale più o meno condiviso, è arrivata una nuova crisi..sua, questa volta. Ho iniziato a pregare intensamente. In particolare, ho pregato il Sacro manto in onore di San Giuseppe…che facesse chiarezza su questo lungo rapporto tormentato che non riuscivo a chiudere, anche per paura di restare sola o del fallimento. Al termine dei trenta giorni di preghiere, lui mi ha lasciata, trovandomi inaspettatamente pronta alla rottura. Ci siamo lasciati nella pace! Ero commossa! Dopo nemmeno due mesi, tuttavia, in cui mi ero nuovamente posta il dilemma della mia vocazione….ho deciso di ‘rifare di testa mia’. La meta era chiara, Dio mi parlava in ogni momento, ma la mia superbia era troppo grande e così…per raggiungerla, anzichè seguire la via diritta…mi sono fatta prendere dalle distrazioni. Il cammino verso le Alte Vette..è diventato una salita faticosa e distratta! Ho conosciuto una nuova “comitiva” di gente che amava la “bella vita” e in essa…un nuovo ragazzo, con cui sono stata insieme per circa un anno. Un colpo di fulmine. Avevo un vuoto e lo colmai al primo sorriso di un viso carino. Abbiamo vissuto nuovamente una sessualità disordinata. Ero sempre nervosa e agitata. Mi consideravo la sua fidanzata e invece lui, dopo gli inizi di infatuazione, mi prendeva in giro! Quante bugie! Anche con lui però, nonostante le menzogne e i disaccordi, vidi manifestarsi la Grazia di Dio perchè in quei mesi, seppure spesso di malavoglia, veniva a messa con me e a Pasqua espresse il desiderio di confessarsi (pregai intensamente in quel senso! Lui non praticava la Chiesa e i sacramenti da tempo! Non ne voleva sapere nulla! E spesso bestemmiava e dileggiava la Chiesa e Dio! Eppure..si confessò con me dai salesiani e ne uscì in lacrime: un piccolo miracolo. La preghiera fa miracoli!). Ero entrata in un vortice di amicizie “sbagliate”: continuavo a sentirmi doppia e di conseguenza triste, nervosa, agitata, spenta, vuota. Stavo perdendo le ricchezze di cui Dio mi aveva colmata negli anni! Dopo un anno, trovai la forza di lasciarlo.
Ero di nuovo serena perchè libera…ma anche..disperata. Ferita…ho di nuovo ferito a mia volta. Subito..un altro “spasimante” ai miei piedi che tuttavia nella mia insicurezza ero pronta a mollare.  Un circolo vizioso tremendo quando si è incapaci di amare veramente. Avevo fatto solo pasticci nella vita affettiva! Non era ciò che Dio aveva pensato per me da sempre! Ma Dio stava preparando il Suo Disegno Stupendo per me! Era chiaro: mi voleva Salvare! E mi ha dolcemente “presa per i capelli”. Sono andata a Medjugorje nell’estate 2012 dopo aver chiesto a Maria di Fatima di decidere le vacanze spirituali giuste per me e…lei mi ha voluta lì…in Bosnia….ed eccomi a fine luglio col gruppo di Nuovi Orizzonti Puglia al Mladifest, il festival dei Giovani. Ho sentito subito una grande gioia, familiarità e una grande pace nello stare con loro. Il messaggio del 2 agosto a Mirjana una delle veggenti è per me un memoriale: durante l’apparizione ho pregato Maria di indicarmi la via per seguire seriamente Gesù e portarlo agli altri, soprattutto ai miei amici lontani. E lei ha risposto, con un richiamo forte ad avere “cuori puri”. Ho pianto a dirotto. Subito dopo quell’apparizione, l’iniziativa “Cuori Puri” che diffonde il messaggio della castità prematrimoniale si è presentato davanti ai miei occhi continuamente e per tutta la settimana che ero lì: prima il volantino preso da Giulia, un’amica che aveva insistito perchè andassimo a Medjugorje; poi sono stata alle testimonianze di Ania, la ‘promotrice’ dell’iniziativa Cuori Puri *www.cuoripuri.it* ex modella convertita, e di Arianna… e le ho ascoltate tutto il tempo piangendo..commossa, incredula…un tripudio di emozioni ma anche uno scavare nel mio cuore da parte di Dio che mi voleva convertire..e ho pensato subito che non era un caso. Dio e Maria mi stavano di nuovo invitando alla castità e alla purezza di cuore! “Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio”! Ho provato una grande gioia nel vedere e capire veramente quanto Sia Amata da sempre da Dio! Era il 4 agosto: ho pensato subito a Betty, la ragazza rimasta vergine durante il fidanzamento col mio attuale marito, volata in Cielo a causa di un incidente mentre tornava dal campo animatori salesiano, incidente avvenuto proprio in quel giorno estivo di dieci anni prima! Da allora, ‘nuovi orizzonti’ si sono aperti davanti a me: ho ritrovato il desiderio di vivere in pienezza e in purezza, di ritornare a Dio con tutto il cuore e di avere un fidanzamento cristiano. Dio voleva aiutarmi: contemporaneamente sono stata assunta con un lavoro a tempo indeterminato presso l’istituto delle suore salesiane, un ambiente “protetto” in cui poter ritrovare e riprendere il mio rapporto con il Signore del Creato. Mi rifugiavo spesso nella Cappella dell’Istituto tra una lezione e l’altra. Nella preghiera ho deciso di prendere l’impegno di vivere un fidanzamento IN CASTITA’. Quindici giorni dopo questa promessa (un piccolo passo possibile che mi chiedeva Dio, col Suo Aiuto) è arrivato l’incontro con Francesco, che è diventato poi mio marito, finalmente l’uomo per me, lungamente atteso e desiderato. Prima di allora ci eravamo ‘intravisti’ solo in pochissime occasioni: al funerale di Betty dieci anni prima; in ritiri dell’oratorio salesiano delle Fma; nella mia parrocchia di origine in cui lui si era inserito come supporto ai canti con la chitarra per qualche mese – e in quell’occasione mi fu detto che era fidanzato da tanti anni con una ragazza di un’altra città, perciò a distanza, ma lei in continua crisi e dubbi, esattamente quello che vivevo anche io in quel momento con il mio fidanzato: una strana ‘Dio-incidenza’.
I nostri primi incontri “fatali”, che ci hanno portato poi al matrimonio, sono stati ai cenacoli – gruppi di preghiera per e di ‘Nuovi Orizzonti’. Nello stesso periodo sono arrivate le partecipazioni alle evangelizzazioni nelle case e le missioni di strada, con N.O. e con le suore salesiane di Don Bosco, spiritualità a cui apparteneva mio marito da quasi vent’anni (è salesiano cooperatore. La nostra famiglia ha una forte genesi salesiana). Dio ci stava donando una nuova possibilità di tornare al Suo Amore e al Suo servizio, nonostante le nostre infedelta’ e dopo i nostri tanti idoli e Baal (Osea 2, 21-22). Dio è fedele alle Sue Promesse.
La scelta del matrimonio è arrivata nel giro di pochi mesi: un desiderio fortissimo che andava ben oltre l’attrazione fisica! Un senso di “familiarità” avvertito dal primo incrocio di sguardi con Francesco. Ci sentimmo da subito entrambi “a casa”. Venivamo da “esperienze” ed “errori” simili, cercavamo gli stessi valori, guardavamo alla stessa meta e nella stessa direzione. Nei nostri cuori erano sbocciati subito sentimenti belli, sani, segnali di una melodia dolce, non assordante, che ci faceva danzare con gli stessi passi…come una musica classica. L’ amore vero si manifesta cosi’ e vince la paura!
Oggi sono moglie e mamma, felicemente mamma! Anche se non è sempre facile perchè ci vuole allenamento continuo dopo abitudini affettive disordinate e ci vuole sempre il sostegno della Sua Grazia, cerco di essere attenta a vivere una sessualità secondo il pensiero di Dio, di piacere a Lui, con una sessualità matura, sacra così come Dio l’ha creata e voluta da sempre. Una sessualità che si fa dono ed è aperta alla vita, in cui sperimentare la Vera Libertà e la Vera Gioia!
 Ho vissuto sia l’impurità sia la castità nel fidanzamento e posso testimoniare la differenza! La castità, che non è solo purezza degli atti ma anche del cuore e dei pensieri, è un dono enorme! L’impurità o meglio la sessualità disordinata vissuta non secondo Dio e prima dei tempi da lui stabiliti invece rende schiavi, incatena nella lussuria, rende egoisti, chiude il cuore, usa l’altro e lo rende oggetto di piacere, è capace di lasciare ferite profondissime nell’anima propria e altrui. Guarire il cuore poi si rivela un percorso doloroso e faticoso (ma non impossibile). Dire “ma noi ci amiamo, non c’è niente di male!” è un inganno spaventoso. La sessualità fuori e prima del matrimonio o contro il volere di Dio (fornicazione, masturbazione) è un peccato che fa precipitare anche lentamente e inconsapevolmente negli inferi: brucia le tappe, strappa la pianta sul nascere, non fa crescere l’Amore, non lo fa maturare, non dà spazio alla conoscenza vera e al rispetto reciproco, altera la percezione dell’altro, usa l’altro come oggetto di piacere, rende compulsivi! Ci si ritrova spesso vuoti, soli e incapaci di amare veramente, nella liberta’! Finchè vivevo questo tipo di sessualità compulsiva infatti non riuscivo a fare chiarezza in me, a dare una risposta vera a travagli e paure, non mi conoscevo veramente, non facevo crescere la mia capacità di amare, avevo sempre dubbi sui veri sentimenti che provavo nei confronti del mio fidanzato e non ero mai sicura di volermi sposare perchè l’amore in fondo non era maturo e illuminato abbastanza dalla Grazia di Dio! La castità ci e mi ha permesso di fare luce, chiarezza e verità, prima di tutto dentro noi stessi, senza avere più l’alterazione della passione dei sensi che confonde tutto. Grazie alla castità e alla giusta distanza fisica ho potuto vedere le mie relazioni così com’erano veramente ..nella loro cruda realtà…cosa ci univa veramente e cosa mancava … e a fare le scelte giuste poi, con consapevolezza e pace nel cuore. Dio è stato chiaro su questo dono immenso che è il sesso. La Chiesa nel suo magistero e nella Sua Sapienza di MADRE ci ha lasciato un comandamento importantissimo per la nostra vita, che non vuol essere una norma che incatena ma anzi uno strumento che libera! Amare col cuore puro vuol dire Amare come vuole Dio: nella pienezza, nella libertà, nella donazione totale di sè. E’ anche qui il segreto della Felicità.


IL BLOG DI CLAUDIA http://vivereinpienezza.altervista.org/ 

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questa pubblicazione può essere fotocopiata, riprodotta, archiviata, memorizzata o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo – elettronico, meccanico, reprografico, digitale – se non nei termini previsti dalla legge che tutela il Diritto d’Autore.


giovedì 18 febbraio 2016

Pro-vocazioni: Martina e la ricchezza dei suoi talenti


Ecco la testimonianza gioiosa e frizzante di una giovane compositrice e musicista grata per i talenti che le sono piovuti dal Cielo.
In che modo metterli a frutto e con quale spirito, ce lo insegna proprio lei, Martina, riuscendo a collegare le note della sua vita con un filo doppio e variopinto che è la Provvidenza!
Buona lettura e...grazie Martina! 


"Avverrà come di un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni.  A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, a ciascuno secondo la sua capacità, e partì. [...] Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò, e volle regolare i conti con loro.
E' proprio tenendo presente questi punti chiave della parabola dei Talenti (Mt 25,14-30) che tempo fa incominciai quell'avventura creativa che ancora oggi mi alimenta una febbrile voglia di vivere, la SCRITTURA e in essa, la MUSICA
Tutto prende vita, infatti, prima che dall'amore per il canto, dallo scrivere, dalla voglia di de-scrivere e condividere con gli altri le bellezze e le "fantasticherie"che popolano il mondo..."fantasticherie", così amo definire quelle sfumature impercettibili della vita di tutti i giorni che mi sorprendo ad ammirare e su cui inevitabilmente rifletto. 
Dal momento in cui riuscii a comprendere che il mio secondo (ma non in classifica) grande amore, la musica, poteva essere un importante alleato della scrittura, non potei più rinunciare alle idee e alle parole che frullavano nel mio cervello; ormai era come se avessi dato loro il via libera, si fondevano naturalmente con ritmi e melodie...una sensazione davvero bellissima! 
Era emozionante sentire e vedere che qualcosa di così sorprendente potesse prendere vita da un essere piccino e inutile quale mi ero sempre considerata; qualcosa nasceva anche da me, mi sentivo davvero più partecipe del circolo vitale! 
Premetto che le mie non sono le più belle canzoni sulla faccia della terra, ma sono parte di quel circolo creativo, stimolatore di una gioia massima che i greci usavano definire "eudaimonia", una piena realizzazione personale dell'individuo che vive in armonia con il resto del mondo.               Inizialmente, mi concentrai sulla crescita tecnica e man mano crebbi insieme a quella particolare facoltà che Dio mi aveva fatto il dono di esperire; il mondo della musica mi piaceva, ma non il mondo dello spettacolo, più ne conoscevo le sfaccettature e meno volevo avvicinarmici.       Purtroppo pensavo che l'unico modo per far "fruttare" il dono che il Signore mi aveva affidato provvisoriamente fosse quello di finire per forza su qualche stazione radio famosa o roba simile; avevo fatto di una possibile area di servizio la meta! 
Aumentando l'esperienza e anche le occasioni in cui far "fruttare" il mio tesoro con più gioia, per Dio, con leggerezza e impegno al tempo stesso mi resi conto di aver trovato la mia realizzazione. Oggi posso dire che ancora compongo con il piacere di farlo, perchè non ci sono obblighi, scadenze e responsabilità a cui ho agganciato la mia passione; c'è solo la gioia di voler percepire la gioia con l'atto creativo! 
Penso che nel momento in cui vogliamo fare della nostra arte (qualunque essa sia:dipingere, suonare, recitare...) uno strumento indispensabile per la vita degli altri, partiamo con il piede sbagliato, non perchè non sia giusto condividere con gli altri i propri principi e pensieri ma perchè ancora una volta stiamo facendo di una possibile conseguenza la meta principale. Il successo, il lavoro che potrebbe derivare da una nostra particolare capacità, il sostegno e la condivisione con il prossimo, il profitto che potremmo trarre...sono tutti effetti ma non cause! Nel momento in cui alcuni (o tutti) di questi si realizzano si può solo esclamare :"Ben venga!" . 
Molte volte ciò che crediamo essere il traguardo finale e più completo è solamente un'illusione che si è fatta largo nello stereotipo comune; talvolta c'è qualcosa di molto più prezioso di tutte le ricchezze effimere della terra, qualcosa che è racchiuso solo dentro la nostra anima e chiede, chiede continuamente di uscire e realizzare ciò per cui è stato creato. 
Talvolta sono compiti così meravigliosamente ben pianificati "lassù" dal nostro più grande Amico... e da Suo (nostro) Padre...che non riusciamo a dargli voce completamente su questo "piccolo" pianeta! La mia soluzione allora è esprimere al meglio i nostri "talenti" nel modo più nobile possibile, non prostituendoli a compromessi, anche realizzandoli tra le quattro mura delle nostre case, perchè non sappiamo "quando il padrone ritornerà per chiederne i profitti" e d'altronde a noi non è dato saperlo (per fortuna)! 
Se una cosa ci fa stare bene e contagia anche gli altri in una spirale di gioia e attività interiore, allora facciamola! 
E' la prova che stiamo facendo la cosa giusta.
- Martina Petix    

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mercoledì 27 gennaio 2016

PRO-VOCAZIONI: Rudy: "In fondo si tratta di essere felici"...


Nella confusione dei volti e nella molteplicità delle voci, Rudy ha riconosciuto un volto, una parola, anzi IL Volto, La Parola, che hanno riempito la sua vita di senso direzionando il cammino... Grazie al nostro amico che ci ha inviato una testimonianza delicatissima e profonda, insegnandoci che l'Amore di Dio a volte si trova in una brezza leggera e non per forza in segni sconvolgenti come un uragano! 


Ci sono giorni in cui hai la chiara percezione di cosa fare della tua vita, che strada prendere, come investire il tuo tempo, e poi ci sono altri giorni in cui ogni passo sembra allontanarti da un’ipotetica felicità, dove ogni dubbio può diventare un ostacolo e lo scoraggiamento ti invita a tornare indietro al più presto. 

Sia per una o l’altra tipologia di giorni ho imparato ad ascoltare una Parola che parla dritto al cuore, e chiedendomi perché quella Parola riuscisse a parlare anche a me. Fra le tante righe c’era anche la risposta: "Perché tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo" (Is 43). 
Stimato, amato e prezioso per qualcuno, il sogno di tutti…anche il mio

Ho iniziato così a cercare come questa Parola piena di parole  potesse avere forma concreta nella mia vita, e così ho iniziato il dialogo con Lui, un dialogo che solo oggi posso chiamare vocazione.
Si, per me la vocazione è un dialogo con Dio che vuole farti vivere la tua vita in pienezza, in bellezza e in amore attraverso un progetto
Dialogo tra Dio che chiama e l’uomo che risponde al progetto che Dio ha su di lui. 

Ho pregato, ho ascoltato persone a me care, ho iniziato a rileggere la mia vita alla luce della Sua Parola, ho fatto risuonare nel mio cuore la Sua Parola, ho dato voce a quello che mi circondava, ho rivolto il mio sguardo a chi era accanto a me, in questo modo è iniziato il dialogo tra me e il Signore. E quando si parla con qualcuno si inizia a conoscersi meglio, si inizia a fare chiarezza su se stessi e a fare i conti con le paure, le ansie, le debolezze, le incertezze che sembrano distruggerci a tal punto da sembrare di essere buoni a niente e persone inutili. 

Ed è qui, nel silenzio che la sua Voce irrompe nel cuore, attraverso la Parola e la carezza delle persone che incontri lungo la via, tanto da sentirti prezioso e stimato da qualcuno per un semplice motivo: l’Amore; tutto parte da qui, l’Amore, l’essere amato ed iniziarlo a percepire sulla tua pelle, e pensare che l’unica cosa che ci ho messo di mio sono il mio silenzio e il mio cuore inquieto che gridava: “parlami!”.

Mi sono sentito amato, così come sono, nella mia pochezza, nel mio essere creatura fragile, destinatario della mia vocazione singolare ed originale, con un progetto su misura per me. 
Ma scoprire il progetto… è questo il disastro: e i miei desideri? La mia vita? la mia libertà? È una pazzia, ma ti giochi la tua felicità in un “Si” detto ad una persona che ami. Qui non ti giochi la libertà, ma finalmente scegli liberamente; non metti da parte i tuoi desideri, ma dai loro forma e pienezza con gli occhi di Dio; non ti giochi la vita per una incertezza, ma scommetti la tua esistenza per darle un senso, una direzione: l’Amore. 

E così ho scoperto che il progetto di Dio sono io; il progetto di Dio è la mia vita; il progetto di Dio è la mia salvezza. Si, salvezza!
La vocazione è il dialogo di realizzazione della mia salvezza vivendo il Vangelo nel luogo in cui il Signore mi chiamerà, con la persona che mi metterà accanto, nella città dove mi condurrà, nel territorio dove mi pianterà. 

Dio Padre ci ama, manda il suo Figlio a salvarci, vuole salvarci tutti e, anche quando dovessimo sbagliare, lo Spirito Santo ha una fantasia infinita inventando strade nuove per salvarci. E infine si cerca di trovare un senso alla propria vocazione che significa metterla sempre in discussione alla luce della Parola.
Scoprii così che la vocazione ha bisogno di forma, di materia, di scelte e così mi ritrovo in seminario continuando la mia ricerca, cercando di dar forma al progetto di Dio nella mia vita, misurandomi nell'amore, e facendo “esercizi” di Vangelo per incarnarlo nella mia vita. 

Adesso, nonostante ansie e preoccupazioni sono felice non perché mi sento realizzato, non perché ho capito già tutto della vita, ma perché so che mi sono messo in ricerca nel Suo Amore e ho messo la mia vita nelle mani di una Persona che mi ama

Tutto questo è capitato nell'ordinario della mia vita, per Gesù che, “grazie a Dio”, continua a camminare in mezzo a noi, alle nostre miserie, alle nostre vite. 

La vocazione è per me, per te e per tutti, e sono diverse, originali, autentiche e su misura per ciascuno di noi: ascolta, ama e vivi la tua vocazione…ne va della tua felicità eterna che puoi iniziare a vivere anche qui

"Tu sei prezioso ai miei occhi, perché sei degno di stima e io ti amo".


(Rudy Montessuto) 

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mercoledì 3 giugno 2015

Marianna: nell'Amore il riscatto di una vita


"Dio non ci salva dalla croce,ma ci salva nella croce" ...da sempre questa é stata la frase alla quale mi sono aggrappata ed ora voglio raccontarvi il perché ho deciso attraverso questo blog di lasciare la mia testimonianza di fede vita e vocazione.

Mi chiamo Marianna, ho 30 anni e abito a Caltagirone.Ho due fratelli: Giuseppe di 42 anni e Flavio di 40 anni. Viviamo tutti e tre distanti, siamo stati divisi fisicamente dalla vita e purtroppo gli eventi hanno diviso anche i nostri cuori.
Le sofferenze di casa nascono dal difficile matrimonio dei miei genitori: la loro unione è nata quando mamma aveva solo 15 anni e papa' 25. Nozze fatte come si usava da noi al Sud, quando ci si sposava perché' qualcuno lo aveva deciso per te.

Noi figli siamo cresciuti con l'immenso amore di mamma che ha cercato di non farci mai mancare nulla, anche se questo l'ha costretta a lottare una vita intera con un marito dal carattere difficile. Le urla e le botte di mio padre in casa erano il nostro pane quotidiano, mai serenità' alle feste di compleanno, mai pace per il Natale, mai armonia a tavola, non passava giorno senza che qualcosa non andasse bene a mio padre.
I miei fratelli,forse per sfuggire dai problemi di casa,vanno via troppo presto,io avevo ancora 10 anni, sentivo dentro di avere ancora tanto bisogno di loro, ma si sa il volere di una bimba non fa testo. 

Da allora sono diventata grande senza nemmeno che me ne rendessi conto, sono cresciuta in simbiosi con mamma, siamo il respiro l'una dell'altra, questo legame cosi unico è stata la nostra vera forza quando siamo state colpite 6 anni fa dal lutto di papa'.

Ho trascorso una vita,segnata da grandi sofferenze,dove ho pensato poco a me stessa perché mi sono sempre occupata di qualcosa più grande di me. Fortunatamente qualche anno fa inizio a dedicarmi al volontariato, per 7 anni ho prestato il mio umile servizio nella basilica di Santa Maria degli Angeli.
La Porziuncola mi ha fatto il dono di una nuova vita,io aiutavo gli altri ma qualcuno dal Cielo aiutava me.
Attraverso il mio cammino di fede fatto nei luoghi di Francesco e Chiara, ho scoperto il valore delle piccole cose negli abbracci e nei sorrisi. La Porziuncola mi ha donato l'affetto di molti frati e suore, l'amicizia vera di molte pettorine blu e mi ha donato l'incontro più significativo della mia vita: quello con Giuseppe.
In realtà' io e lui ci siamo conosciuti 15 anni prima ad un campo estivo fatto in Sicilia, ma da allora ci siamo persi di vista, nessuno avrebbe mai immaginato che già' allora Dio aveva messo nei nostri cuori il semino dell'amore.

Il 1 gennaio 2014 (giorno di Maria Santissima Madre di Dio) mi trovavo a fare la volontaria proprio davanti la Porziuncola, difficile era gestire i molti pellegrini in visita, ma nella folla riconosco Giuseppe. In quell'istante mi resi conto che i suoi occhi io non li avevo mai scordati. Non ebbi il coraggio pero' di dirgli nemmeno ciao.
Nei giorni a seguire mi sono messa sulle sue tracce, riusciamo a sentirci telefonicamente il 25 marzo (Annunciazione del Signore) tra noi c'è stata subito intesa,ricordando i vecchi tempi e raccontandoci molto delle nostre vite,quasi non sentivamo i 2000 km di distanza,cosi lontani perché' lui si è trasferito in Svizzera.
Abbiamo subito capito che il nostro non era solo un caso e la nostra non era solo amicizia. Il 24 maggio (Maria Ausuliatrice) decidiamo di vederci,volevamo dare un senso concreto a quello che a piccoli passi possibili stavamo costruendo.

Da quel giorno tutto è cambiato per noi,f orse vi stupirò' nel dirvi che anche se stiamo insieme da un anno, abbiamo deciso di sposarci.Ci siamo spesso chiesti se è la cosa giusta da fare,ma poi ci siamo risposti che noi stiamo semplicemente rispondendo alla chiamata di Dio, poco importa con quali tempi tutto sta per compiersi.

Sposo Giuseppe perché il lui ho trovato la mia meta' ovvero la parte migliore di me,sa rendermi felice ed io spero di essere degna di custodire la sua vita per sempre. Dio metterà' il sigillo alla nostra unione l'8 settembre 2015,diremo il nostro si ad Assisi. 

Grazie ad Anita e Carmine per avermi dato la possibilità di poter condividere con ciascuno di voi una parte di me,grazie a chi mi sostiene con la preghiera in questa fase di preparazione e grazie a Giuseppe per avermi scelta.

Marianna

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giovedì 21 maggio 2015

All'improvviso una Parola...


Quanto può essere grande la testimonianza di un frammento di esistenza? Vi è mai successo che una Parola si sia posata nel segreto del vostro cuore trasformandovi completamente, senza che gli altri se ne accorgessero? Ecco il racconto di D., un nostro amico che ci ha chiesto di restare anonimo. Un breve incontro, un'avventura di un attimo, che gli ha lasciato una certezza così forte che niente potrà scalfirla!
Grazie per averci ricordato che tante volte Lui sussurra per dirci cose grandi! 

"In quei giorni mi trovavo ad Assisi per il corso “Mi Ami Tu” organizzato dalle suore Alcantarine. 
A mia insaputa, lì per lo stesso corso c'era anche la mia ex fidanzata, L.. Una persona che ho amato con tutto il mio cuore ma che, dopo alcuni mesi insieme, mi disse di non amarmi più. 
Dopo averla vista, inizialmente fui un po' spaventato, poi invece mi sentii pieno di gioia, credendo di non amarla più come prima ma solo come amica. 
Dopo alcuni giorni, anche grazie ad una suora con cui ho parlato, ho capito che la mia non era altro che un' illusione: amavo ancora L. come quando stavamo insieme, nonostante tutti i suoi difetti. 
Il venerdì successivo presi una decisione: chiesi a L., una volta tornati a casa, di non contattarmi più, promettendole nel contempo che non l'avrei contattata nemmeno io.
Considerando l’accaduto ed il fatto che ho paura della solitudine, stavo male, anche se non sembrava. La stessa sera era prevista la via Crucis e, durante la messa, ci fu chiesto di scrivere su un fogliettino il peso, la paura che ci portavamo dentro. Sul mio ho scritto: “Paura della solitudine”. Alla fine della via Crucis era previsto il bacio alla Parola con la possibilità di estrarre, da un cestino, un bigliettino con una citazione biblica. Ho estratto il mio, mi sono seduto e l’ho letto...la mia tristezza fu trasformata in gioia, mi misi a piangere tanto ero felice! Ho letto e riletto quel fogliettino e la scritta, la promessa, era sempre la stessa:  “Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)
Dunque ho capito che Dio, Dio che in quel momento storicamente stava morendo sulla croce, ha rivolto un pensiero di consolazione verso di me. Non ero solo, ma Lui era con me. 

Nonostante il tempo passato da quel giorno, ogni volta che ci penso mi riempie di felicità. 
Continuo ad amare L. e mi manca molto, ma ormai non mi sento solo".

D.

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lunedì 4 maggio 2015

SIMONA E LA SUA FORZA!


"Questa è la testimonianza di una ragazza..."

Comincia così questa lettera che è arrivata spontaneamente alla nostra casella mail. Siamo certi che i nostri incontri (tutt'altro che virtuali) con le persone che fanno crescere questo blog non siano casuali!
Sappiamo che quello che ci comunica Simona servirà a qualcuno e questa pagina vuole essere cassa di risonanza della sua preziosa esperienza.
A noi personalmente Simona ha insegnato che si può rileggere una storia di dolore usando "occhiali" nuovi per trovare infinite sfumature. Forse i colori non sono sempre nitidi e accesi come vorremmo, ma la trama del nostro disegno è unica e magnifica!
Grazie simona per averci "messo la faccia"!

***
"Questa è la testimonianza di una ragazza…" Lei aveva 16 anni ed era una ragazzina in fase di crescita.
Nel percorso della sua vita ha incontrato un ostacolo....un brutto male ha colpito la sua vita...un mostro abitava il suo corpo.
La sua vita ha avuto un cambiamento fortissimo: i dottori gli diagnosticarono un linfoma e le dissero
che per guarire aveva bisogno di fare 12 chemioterapie!
Potete immaginare come sia cambiata la vita di questa ragazzina . Lei, una sedicenne come tante che
non poteva più uscire con le amiche; non poteva pensare più a farsi bella, ma doveva combattere contro quel mostro!
E' stata dura, ma ce l'ha fatta...ha imparato a sue spese cosa significa vivere e cosa significa soffrire e aver visto la morte tanto vicina a lei.
Ma qualcuno più grande di noi ha deciso di salvarla!!! Ha deciso che doveva continuare a vivere.
Sapete, Dio manda le sofferenze alle persone che hanno la forza di combattere e di continuare a credere.
Ci si attacca alla fede, ci si attacca a MARIA e a GESU'....e ogni giorno con una preghiera si trova la forza per combattere....e sapete, la ragazza che ha tanto sofferto è qui a questo pc a scrivere e raccontare la sua testimonianza!!!!

Simona


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domenica 18 gennaio 2015

"PRO-VOCAZIONI" : TESTIMONIANZA DI UNA GIOVANE MAMMA

La nostra storia con Dio è unica ed irripetibile. La Sua fantasia e la Sua delicatezza nel venirci incontro e nel portare a pienezza la nostra vita sono straordinariamente commoventi. Per questo mi affascina ascoltare la storia particolare di ogni fratello e di ogni sorella che ha incontrato Cristo ad un certo punto del cammino e ha scommesso la vita con Lui.  E' come sfogliare, pagina dopo pagina, il libro meraviglioso e infinito sul volto di Dio.
Spero che ogni testimonianza che raccoglieremo possa servire a quei giovani che hanno percepito una chiamata, ma che non riescono a trovare la strada....

Cominciamo con la storia di Mariangela, un'amica, una moglie ed una mamma che ha fatto esperienza di Dio grazie al cammino Neocatecumenale e che attualmente con tutta la sua famiglia ha lasciato l'Italia per partire in missione, completamente abbandonata alla Provvidenza.



"E’ la prima volta che mi succede che mi chiedono di scrivere qualcosa sulla mia vita…in genere mi piace piu’ parlare guardando negli occhi le persone,ma ho accettato la sfida lanciatami dalla mia amica Anita che mi ha chiesto di scrivere la mia esperienza di giovane donna, moglie e madre…Non so chi leggerà ciò che scriverò ’ ma spero di riuscire nell’intento…
Mi chiamo Mariangela e ho 33 anni…sono sposata con Luigi da quasi sette anni e abbiamo 4 figli sulla terra e un figlio in cielo.

venerdì 14 novembre 2014

"PRO- VOCAZIONI" - LA TESTIMONIANZA DI FRA DANIELE

"Egli ha liberato Daniele dalle fauci dei leoni"
 Riprendiamo la testimonianza di Daniele Piras, frate minore della Provincia Serafica dell'Umbria. La sua storia custodita dalle preghiere della mamma e della sorella e il suo desiderio di toccare Gesù...






Questa la versione scritta della sua testimonianza:

Ero un giovane segnato da una storia di grande sofferenza, una sofferenza che ho iniziato a vivere nella mia infanzia all' interno del contesto familiare. La mia famiglia viveva grosse difficoltà relazionali dovute a problemi economici che si ripercossero nella relazione tra mamma e papà.
Siamo due figli: io, 29 anni, e mia sorella, 25 anni, che è clarissa, monaca di clausura. Siamo nati in Sardegna, a Carbonia, 50 km da Cagliari.
Una sofferenza che, però, nella nostra famiglia si è rivelata pedagogica, non fine a se stessa ma che, accolta nella fede, ha preparato i nostri cuori ad accogliere il Mistero.
Mia madre, che si era allontanata dalla Chiesa dopo aver ricevuto i sacramenti, proprio attraverso questa grande sofferenza  si riavvicinò alla Chiesa, a Gesù Cristo e ai sacramenti, trovando consolazione in un gruppo di amiche che pregavano il rosario. Maria l’ha riportata a Gesù e Gesù, attraverso la sua Parola e il suo Spirito donato nei sacramenti, le ha dato la forza di restare in quella situazione in cui si trovava. Mia madre abbracciò quella croce che Gesù le chiedeva di
portare in quel momento.

Io, per  fuggire dalle fatiche familiari, iniziai a uscire di casa e frequentare  amici e, per stare al passo con loro, cominciai a bere, a fare uso di sostanze  stupefacenti leggere, poi pesanti,  per poi diventare tossicodipendente per 7 anni (dai 16 ai 23 anni).
In questi 7 anni sapevo benissimo di sbagliare, però ero entrato in un circolo e non potevo più farne a meno. Ero troppo debole e, anche se desideravo uscire da quella schiavitù, mi ero reso conto che era troppo tardi e la mia volontà era debolissima.
I primi anni riuscii a nascondere le mie difficoltà, poi peggiorai e i miei genitori si accorsero di quello che stavo vivendo, ma mia madre, anziché detestarmi, mi incoraggiò, mi stette vicino e mi amò così come ero e lei, che aveva fatto esperienza di Gesù che salva, che ha l’ultima parola sulla morte, mi invitò a chiedere aiuto a Lui e mi invitò ad andare al Sert a fare colloqui con psicologi e assumere farmaci per l’astinenza.

mercoledì 29 ottobre 2014

"PRO-VOCAZIONI": LA STORIA DI DAVIDE: DALLA DROGA AL SEMINARIO



"Perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato".     (Lc 15,24)

Questa storia ci insegna che anche una vita che sembra perduta per gli uomini è preziosissima e degna agli occhi di Dio.
Eccovi la storia di Davide e di un Dio che si è nascosto nelle lacrime di una madre:


"È proprio in quella Chiesetta, la Porziuncola, così cara a san Francesco, così piccola, ma così importante, dove tanti giovani hanno trovato il coraggio di lasciarsi incontrare dal Signore, proprio lì, dopo due anni di cammino, al cospetto di Maria, anch’io ho avuto il coraggio di lasciarmi guardare, di mettermi in ascolto, di affidare il mio Sì nelle mani di Dio e della Sua Chiesa.


Mi chiamo Davide, ho 26 anni e sono al mio terzo anno come seminarista nel Seminario Minore della Diocesi di Tempio-Ampurias in Sardegna. In un cammino di discernimento profondo, necessario e ricco di Grazia, mi preparo al Sacerdozio e ancora, ogni giorno, mi stupisco di questo grande dono che, messo davanti alla mia fragilità e alla mia pochezza, è veramente grande.

Ma per capire meglio come sono arrivato sin qui dobbiamo fare qualche passo indietro… All’età di 13/14 anni, dopo aver celebrato il Sacramento della Cresima, ho vissuto anche io, come tanti giovani di oggi e di ieri, una fase di allontanamento, nella convinzione che dopo la Cresima non c’era più bisogno di andare in Chiesa e in oratorio… ma si sa, quando non si percorre una strada si è costretti a percorrerne altre, e così è stato per me. Iniziai a frequentare persone e posti sbagliati e spinto dalla curiosità feci così il primo passo nel mio inferno più grande: la droga. Una strada che al momento mi prometteva successo, libertà, divertimento, soldi e altro ancora. Mi ritrovai a 20 anni come un “vegetale”, la cannabis fu solo l’ascensore per arrivare poi alle droghe più pesanti. Non ero più capace di amare, di voler bene. Non ero più all’altezza di provare dei sentimenti veri perché la droga si era mangiata il mio cuore, aveva completamente rubato la mia identità. Ero ormai diventato schiavo di ogni situazione, schiavo della droga, del mio orgoglio, della mia sete di potere e di successo. La vita era ormai diventata un prodotto di scambio, da consumarsi preferibilmente entro la data di scadenza, e se avessi continuato sarebbe arrivata ben presto! Ero solo capace di tradire, di essere promotore di violenza e potere… tutte le relazioni di amicizia erano fondate su interessi malati e su secondi fini.